1524, Napoli e il manoscritto: quando la storia diventa una prova - Puntata 4/10
La storia di Carlo V – Puntata 4/10
C'è un momento, in ogni ricerca, in cui la storia smette di essere "atmosfera" e diventa peso specifico.
È quando passi dalle frasi suggestive a una cosa concreta: un documento, una biblioteca, un riferimento che non dipende da chi racconta.
Per noi, quel passaggio si chiama Napoli. Non come slogan, non come folklore. Napoli nel senso più serio possibile: Biblioteca Nazionale.
Perché Napoli cambia tutto
Quando un testo viene indicato come conservato in una grande istituzione pubblica, non stai più parlando di "una storia sentita dire". Stai dicendo: esiste una traccia consultabile, catalogabile, discutibile, verificabile.
Le fonti che abbiamo incrociato collegano ad Antonio Camuria un antico manoscritto intitolato "Apparecchi diversi da mangiare et rimedii", descritto come custodito presso la Biblioteca Nazionale di Napoli.
Questa non è una garanzia di "ricetta identica" (e noi non lo diremo mai). È qualcosa di diverso, più forte: è la prova che un filo scritto esiste.
La data: 1524 (e perché conta)
Nel racconto delle origini è facile sbagliare data, o "arrotondare" per comodità. Noi no.
Diverse fonti collocano il manoscritto nel 1524 e associano Camuria all'ambiente di corte (famiglia Carafa).
Una data non è un dettaglio: è una serratura. Ti costringe a rimanere dentro il perimetro del possibile. Ti impedisce l'enfasi facile. Ti obbliga a usare un tono pulito.
Cosa significa davvero "manoscritto"
Un manoscritto non è un post, non è una brochure, non è un "racconto ben confezionato".
È un oggetto nato in un contesto reale, spesso con annotazioni, formule, lessico del tempo. E soprattutto: non nasce per convincere, nasce per essere usato, conservato, tramandato.
Ed è qui che entra un concetto affascinante, quasi cinematografico, ma tecnicamente preciso: il colophon.
In molti manoscritti antichi, il colophon è la parte finale che può contenere informazioni come luogo, data, a volte circostanze della redazione.
In uno studio accademico viene riportato che il testo originale si conserva in un'unica copia manoscritta presso la Biblioteca Nazionale di Napoli e che dal colophon si ricava un riferimento di luogo e giorno ("… il 3 agosto …").
E qui è importante essere onesti fino in fondo: su alcuni dettagli (come l'esatta lettura del luogo nel colophon e le interpretazioni toponomastiche) esistono ricostruzioni diverse nelle fonti divulgative. Proprio per questo, quando si fa ricerca seria, si fa una cosa semplice: si distingue ciò che è certo da ciò che è interpretazione.
Il punto non è "copiarlo". Il punto è dimostrare un metodo.
Arrivare a Napoli non significa dire: "ecco la ricetta, fine".
Significa dimostrare che questa storia non si regge su una frase d'effetto: si regge su un approccio.
Il nostro approccio è questo:
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individuare le tracce documentate (nome, titolo, anno, istituzione che conserva)
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leggere e confrontare le fonti senza forzare conclusioni
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trasformare quella cultura del gusto in un progetto contemporaneo, senza raccontare cose indimostrabili
Questa è la differenza tra "leggenda" e "origine".
La leggenda vuole stupire. L'origine vuole reggere.
Un dettaglio decisivo: esiste anche un lavoro editoriale moderno
Quando un manoscritto antico viene studiato e curato, spesso esistono edizioni o lavori di trascrizione/analisi che aiutano a inquadrarlo. In bibliografie accademiche viene citata un'edizione moderna a cura di L. Mancusi Sorrentino (Ricciardi e Associati, 2012).
Questo non serve per "fare scena". Serve per dire una cosa concreta: non è una storia appoggiata al nulla. È un tema che ha attraversato studi e riferimenti.
Perché questo passaggio è la radice di Carlo V Group SRL
Quando hai tra le mani un percorso che arriva fino a un manoscritto e a una biblioteca nazionale, ti succede una cosa: smetti di pensare in termini di "post" e inizi a pensare in termini di responsabilità.
Ecco perché, da qui, la storia cambia passo.
Perché quando una ricerca è reale, anche l'impresa deve esserlo: deve avere disciplina, continuità, identità chiara.
Questa serie non è un "racconto per vendere".
È un racconto per dare dignità a un'origine e trasformarla in progetto, senza barare.
Nella prossima puntata faremo un passaggio necessario: parleremo di cosa accade quando allarghi lo sguardo oltre il singolo testo e scopri che la cultura del gusto era europea, e che i ricettari medievali non sono mito: sono un continente di carta.
Prossima puntata:
Puntata 5/10 – Prima dell'aperitivo moderno: vino, spezie e rituali di tavola
Nota: contenuti destinati a un pubblico maggiorenne. Approccio responsabile.
