Antonio Camuria: quando un nome cambia il modo di raccontare un’origine - Puntata 3/10

13.02.2026

La storia di Carlo V – Puntata 3/10

Ci sono storie che restano sospese finché non trovi un appiglio vero. Un nome, una data, un luogo. Qualcosa che ti obbliga a smettere di "immaginare" e iniziare a verificare.

Nel nostro percorso, quell'appiglio ha un nome: Antonio Camuria.

E qui voglio essere chiarissimo fin dall'inizio: questa puntata non è "la leggenda di Camuria". È l'esatto contrario. È il punto in cui decidiamo di usare un nome storico con rispetto, dicendo solo ciò che è sostenibile e lasciando fuori tutto ciò che non possiamo dimostrare.

1) Cosa sappiamo con serietà (senza forzature)

Le fonti che abbiamo incrociato riportano un'informazione precisa: esiste un antico manoscritto, noto con il titolo "Apparecchi diversi da mangiare et rimedii", attribuito ad Antonio Camuria, indicato come cuoco al servizio della famiglia Carafa, e segnalato come conservato presso la Biblioteca Nazionale di Napoli.

La stessa traccia riporta anche una data molto importante: il manoscritto risulta ultimato il 3 agosto 1524, con riferimento a Lagonegro (area lucana).

Questo, da solo, cambia la natura della storia: non stiamo parlando di "sentito dire". Stiamo parlando di una testimonianza scritta attribuita a una persona e collocata in un tempo preciso.

2) Perché un nome è più potente di una frase "bella"

Quando vuoi raccontare l'origine di un progetto, la scorciatoia più facile è l'atmosfera: parole grandi, immagini romantiche, un racconto che suona bene. Ma l'atmosfera, se non è sostenuta da tracce, si sgonfia.

Un nome, invece, ti impone delle regole:

  • ti costringe a verificare cosa è reale e cosa è solo suggestione;

  • ti impedisce di costruire un mito "comodo";

  • ti obbliga a trattare la storia come materia viva, non come decorazione.

Ecco perché Camuria, per noi, è diventato un passaggio chiave: non perché "serve a far colpo", ma perché serve a mettere i piedi per terra.

3) Cosa NON diciamo (proprio per rispetto)

Qui facciamo una distinzione netta, perché è il modo migliore per proteggere la credibilità del progetto.

Noi non diciamo:

  • che esista una "ricetta del nostro prodotto" nel manoscritto;

  • che nel Castello di Santa Severina si bevesse "quel" prodotto in quella forma;

  • che la storia sia una linea diretta e perfetta dal 1524 a oggi.

Diciamo una cosa più seria e più forte:

esiste una tradizione documentata di cultura gastronomica e di tavola; esistono ricettari e manoscritti; e noi abbiamo scelto di ispirarci a quel mondo con un metodo, non con una copia.

Questo approccio non toglie fascino. Aggiunge autorevolezza.

4) Il punto centrale: il manoscritto come "traccia", non come feticcio

Un manoscritto antico non è una "ricetta moderna scritta in antico". È un altro universo: linguaggio, ingredienti, tecniche, contesto. Ma proprio per questo è prezioso: ti fa capire come ragionava una cultura del gusto.

Alcune fonti giornalistiche e divulgative parlano di un ricettario con oltre 80 ricette attribuite a Camuria, collocate nell'ambiente di corte e nella tradizione lucana del tempo.

E qui arriva la parte importante: il valore non è "riprodurre". Il valore è interpretare:

  • capire quali equilibri erano considerati eleganti;

  • capire il livello di attenzione al dettaglio;

  • capire che il gusto, nella cultura di corte, non era casuale.

Questo è il ponte che ci interessa: dalla disciplina di allora alla serietà di oggi.

5) Perché questa storia parte dalla Calabria e parla a tutti

Raccontare Camuria e un manoscritto del 1524 non significa fare un esercizio di nostalgia. Significa mostrare che anche qui, anche nel Sud profondo, anche in un paese che molti ignorano, esistono fili culturali che si collegano alla grande storia.

E se la storia è grande, allora anche il modo di far impresa deve essere grande: pulito, trasparente, verificabile.

Per questo, in questa serie, ci prendiamo il lusso di andare lenti. Un passo alla volta. E di mettere le fonti sul tavolo, senza teatralità.

6) Cosa succede adesso

Da qui in poi la serie diventa ancora più concreta, perché nella prossima puntata entriamo nel punto che dà peso a tutto: Napoli e il significato di un manoscritto conservato in una grande biblioteca nazionale.

Prossima puntata:
Puntata 4/10 – 1524, Napoli e il manoscritto: quando la storia diventa una prova concreta

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