Una storia che aspettava solo di tornare viva - Puntata 1/10

13.02.2026

La storia di Carlo V – Puntata 1/10

Una storia che aspettava solo di tornare viva

Ci sono storie che restano immobili per secoli, non perché siano finite, ma perché nessuno ha più il coraggio di ascoltarle davvero. La nostra inizia così: con una sensazione netta, quasi fisica, che qualcosa – qui – stesse aspettando di tornare presente.

Quel "qui" è il Castello di Santa Severina, spesso associato alla presenza storica dei Carafa. Non è un fondale da cartolina, e non è un pretesto per rendere più bello un racconto: è un luogo che, se lo prendi sul serio, ti impone una regola immediata. Non esagerare. Non inventare. Non forzare. Il castello è più forte di qualsiasi slogan, quindi o lo rispetti… o la storia ti scappa dalle mani.

Quando abbiamo iniziato a ragionare sull'origine del progetto, la tentazione più facile sarebbe stata questa: costruire una leggenda. Dirci che "qui si beveva esattamente questo", che "qui è nato tutto com'è oggi". Ma la verità, quando vuoi lavorare bene, è un'altra: la storia non ti consegna mai un prodotto pronto. Ti consegna tracce. E le tracce vanno trattate con pazienza.

La prima traccia vera, quella che ci ha fatto cambiare passo, non è stata una frase suggestiva. È stato un nome.

Un nome che non fa rumore: Antonio Camuria

Nel percorso di ricerca che abbiamo seguito, compare Antonio Camuria, citato come cuoco al servizio della famiglia Carafa. E a quel nome è legato un manoscritto gastronomico: "Apparecchi diversi da mangiare et rimedii", indicato come custodito presso la Biblioteca Nazionale di Napoli. La fonte che lo riporta specifica anche un dettaglio prezioso: il manoscritto risulta ultimato nel castello di Lagonegro il 3 agosto 1524.

Qui succede qualcosa di importante. Perché quando una storia smette di essere generica e si appoggia a un nome, a un luogo e a una data, cambia natura: non è più "ispirazione vaga". Diventa un percorso che puoi affrontare con metodo.

E il metodo, per noi, è diventato una scelta precisa: raccontare questa origine senza gonfiarla. Dire ciò che è sostenibile dalle fonti. Lasciare ciò che non è verificabile nella sua forma più corretta: come suggestione, non come fatto.

Cosa significa "ispirarsi" davvero

I ricettari antichi non sono "ricette moderne scritte in antico". Sono mondi diversi: tecniche, ingredienti, logiche di tavola e perfino linguaggi differenti. Ma proprio per questo hanno un valore enorme: ti insegnano il modo di pensare il gusto.

Ed è da quel modo – non dal desiderio di imitare – che nasce il nostro lavoro. Abbiamo iniziato a guardare ai testi come si guarda a una mappa: non per copiarla, ma per capire dove porta. E, strada facendo, abbiamo allargato lo sguardo a ricettari e tradizioni europee, perché la cultura di corte non era isolata: dialogava, si contaminava, viaggiava.

Per esempio, esiste un grande filone di testi medievali francesi come "Le Viandier" (tradizione attribuita a Taillevent) che testimoniano la ricchezza e la codificazione della cucina di epoca medievale in Europa: non è "la nostra ricetta", ma è un esempio concreto di quanto fossero importanti i manuali e quanto la cultura del gusto fosse già strutturata.

E, allo stesso modo, quando si parla di manoscritti culinari medievali, è verificabile che la Biblioteca Apostolica Vaticana conserva codici che includono testi come il "Liber de coquina" (ad esempio nel manoscritto Pal.lat.1768). Anche qui: non per fare effetto, ma per dire una cosa chiara. La tradizione scritta del gusto esiste, è ampia, ed è consultabile.

Dal Castello al presente: il punto non è "copiare"

A questo punto, la domanda vera è: perché raccontare tutto questo oggi?

Perché un territorio non cresce solo quando "vende". Cresce quando sa trasformare la propria memoria in qualcosa di vivo, contemporaneo, riconoscibile. E perché ci sono progetti che hanno senso solo se restano coerenti con la loro origine: non si può parlare di castelli, manoscritti e cultura… e poi comportarsi come se tutto fosse intercambiabile.

Per questo nasce Carlo V Group SRL: per rendere reale un percorso che altrimenti sarebbe rimasto una bella storia detta a metà. Un'azienda, per noi, è responsabilità: significa metodo, rigore, continuità. Significa fare un lavoro che resista al tempo, non solo al feed di una settimana.

Questa è la Puntata 1/10. È l'inizio, non la conclusione.
Nella prossima puntata parleremo del perché il Castello non è solo "scenario", e di come un nome come Antonio Camuria cambia il modo in cui racconti un'origine.

Prossima puntata: Puntata 2/10 – Il Castello: perché da qui non si può improvvisare.

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