Il Castello: perché da qui non si può improvvisare - Puntata 2/10
La Storia di Carlo V - Puntata 2/10
Ci sono luoghi che puoi usare come scenografia. E poi ci sono luoghi che ti costringono a essere serio.
Il Castello di Santa Severina è uno di questi: non ti permette di raccontare "una bella storia" e basta. Perché appena lo guardi davvero capisci che qui, se vuoi parlare di origine, devi farlo con un tono diverso. Misurato. Pulito. Verificabile.
Ecco perché, in questa serie, ho scelto di partire da qui. Non per dire "qui è nato il nostro prodotto" (sarebbe una semplificazione comoda, ma sbagliata). Ma perché è qui che è nata una domanda più profonda: che cosa significa riportare in vita un'ispirazione storica senza inventare nulla?
Un castello che è già una lezione di metodo
Il Castello si estende per un'area di circa 10.000 mq ed è considerato tra le fortezze meglio conservate del Sud Italia. La sua struttura è netta: un mastio quadrato, quattro torri cilindriche agli angoli, e quattro bastioni sporgenti in corrispondenza delle torri. È una geometria militare, concreta, essenziale. E già questo, a modo suo, ti parla: qui non si viveva di apparenze.
La costruzione viene attribuita alla volontà normanna di Roberto il Guiscardo intorno all'XI secolo, ma gli studi e gli scavi ricordano anche una cosa fondamentale: spesso i grandi luoghi non "nascono" da zero. Si stratificano. Il Castello, infatti, viene indicato come edificato sopra una preesistenza, in un'area che gli studiosi collegano all'acropoli dell'antica Siberene.
E quando, tra anni '90 e fine '90, si è intervenuti con un restauro meticoloso, gli scavi hanno riportato alla luce materiali che arrivano fino all'età greca e resti legati a una fase bizantina, tra cui una chiesa e una necropoli. Questo non è un dettaglio "da guida turistica": è la prova che qui la storia non è una linea, è un accumulo di vite e di passaggi.
Perché lo chiamano anche "Castello Carafa"
Il Castello è noto anche come Castello Carafa (o Castello di Roberto il Guiscardo). Nel tempo ha subito modifiche e ristrutturazioni: tra le informazioni presenti nelle schede culturali, è ricordato che Andrea Carafa, conte di Santa Severina, fu tra gli ultimi signori a intervenire sul castello commissionando la costruzione di mura attorno al maniero.
Questo passaggio è importante per noi non come "prova di marketing", ma come contesto: parlare di Carafa qui non è una scelta estetica, è un riferimento storico che appartiene al luogo. E se il luogo è reale, anche il modo di raccontarlo deve esserlo.
Dal luogo alla domanda: cosa c'entra con Carlo V?
C'entra perché un'azienda può nascere in due modi.
Può nascere "per fare un prodotto".
Oppure può nascere per fare una cosa più difficile: trasformare un'identità in un'esperienza contemporanea, senza copiare nessuno e senza inseguire mode.
Il Castello ti mette di fronte a una verità semplice: la cultura di corte era disciplina. Era rito. Era attenzione al dettaglio. E da lì nasce la nostra idea: non "rifare il passato", ma riportare nel presente quello spirito di rigore. Il gusto come cosa seria. Non come imitazione.
E qui voglio essere chiarissimo: non stiamo dicendo che esistesse un "cocktail" nel senso moderno del termine. Stiamo dicendo una cosa più onesta e più forte: esisteva una cultura del gusto, documentata e stratificata, che attraversava luoghi, famiglie, testi e secoli. Noi ci siamo inseriti in quella traiettoria con rispetto, senza forzature.
Un castello vivo, non imbalsamato
Oggi il Castello ospita il museo di Santa Severina con reperti degli scavi e materiali archeologici del territorio; accoglie anche un Centro di Documentazione dedicato a castelli e fortificazioni calabresi, oltre a mostre, esposizioni e concerti. Questo è un altro punto chiave: non è un monumento "fermo". È un luogo che continua a produrre cultura.
Ed è esattamente questo il senso del nostro percorso: non un racconto nostalgico, ma un progetto che rimette in movimento qualcosa che già esiste.
La promessa di questa serie
Se sei arrivato fin qui, hai capito la direzione: ogni puntata sarà un passo in avanti, sempre con la stessa regola.
Solo ciò che possiamo dire con serietà.
Il resto lo lasceremo dove deve stare: nelle suggestioni, non nelle certezze.
Nella prossima puntata entreremo nel punto in cui la storia smette di essere "atmosfera" e diventa una traccia concreta: un nome, un manoscritto, una data.
Prossima puntata: Puntata 3/10 – Antonio Camuria: quando un nome cambia il modo di raccontare un'origine.
Nota: contenuti destinati a un pubblico maggiorenne. Approccio responsabile.
